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  1. Racconti Porno
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  2. Al ritorno da lavoro...

    By Ares il 28 July 2014
     
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    Sento la porta di ingresso aprirsi e chiudersi...i tuoi passi dietro di me. Sono in cucina, intenta ad affettare verdure da far saltare in padella. La metto sul fornello. Devo ricordarmi di accendere anche il pentolino del riso basmati. Adori il riso saltato con le verdure e il pollo a dadini. Mmhhh ecco, a metà cottura della verdura devo aggiungere anche quello....mi piace cucinare, ma tu sei anche più bravo...
    Wow....di colpo sento una mano sul cul0, che mi accarezza snuosa e si infila da sottoil vestito, poi nelle mutandine. Il tuo dito accarezza deciso la fessura fra le mie natiche. Poso il coltello e divarico leggermente le gambe per permetterti di passare più sotto. Ma ti fermi, e mi costringi a girarmi. Mi guardi negli occhi, sorridi con la tua bella bocca disegnata, e la tua espressione porc4 mi rivela che anche stasera si cena tardi. Non mi dispiace, anzi......ti spingo contro il frigorifero e ti bacio avidamente...la mia lingua gioca con la tua, e percorre il contorno delle tue labbra. Le mie mani vagano dai tuoi capelli, al collo, al petto. Inizio a sbottonarti la camicia. Non resisto, in un impeto la afferro dai due lati e te la strappo, e sorrido contro la tua bocca mentre ascoltiamo il rumore dei bottoni che rotolano sul pavimento. <che selvaggia...> mi sussurri. Intanto le mie mani stanno slacciando i tuoi jeans, che scendono portando con sé i boxer. Scalci via tutto, calzini compresi, ed ora sei nudo di fronte a me. Tengo gli occhi fissi nei tuoi mentre mi inginocchio e piano inizio a leccare il tuo glande. Lo infilo in bocca, lo lavoro con la lingua, e poi piano prendo tutto il tuo c4zzo fino in gola, sempre guardandoti. Tu socchiudi gli occhi, poggi la testa al frigo e gemi piano. Sento i tuoi sospiri e sono già eccitata. Continuo lentamente a divorare il tuo c4zzo durissimo, teso al limite. Mi tieni la testa, e mi scopi in bocca, lentamente. Dio, come sei eccitato. Ti fermi, mi costi e ti sdrai sul tappeto. Mi spoglio in un secondo. Mi accomodo sulla tua faccia, con le ginocchia a terra la passerina umida a un centimetro dalla tua bocca. Sento che sorridi, e tiri fuori la lingua che inizia piano a passare sulle mie labbra. Apro appena un po di piu le cosce, e le mie labbra turgide si dischiudono fino a rivelarti il mio clit0ride gonfio e ricettivo. Mi struscio contro la tua lingua, tu piano mi lecchi il clitoride da questa strana posizione. Le tue mani mi stringono il culett0, come quando tutto è iniziato. Le dita allargano la fessura, il tuo dito si fa spazio verso il mio buchetto. Sento che te lo inumidisci e lo riporti al mio ano, ed entri piano. Intanto mi scopi con la lingua, e io non resisto piu....mi agito sulla tua faccia ed urlo il mio orgasmo, le cosce tremanti la passerina fradicia e bollente. <amore, voglio scop4rti nel ... ...ti prego, so che non ti fa impazzire ma lasciami entrare...ti voglio....> io l'ho già fatto in passato, mi era anche piaciuto col tempo, ma tu non ci hai mai tenuto tanto ed io no...

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    Last Post by Ares il 28 July 2014
     
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  3. Lo sconosciuto del lago

    By Ares il 27 July 2014
     
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    È una giornata stupenda, una di quelle giornate che ti riscaldano il cuore. L'aria è mite e profuma di fiori e miele e il cielo è tanto azzurro da svuotare la mente di altri pensieri.

    Impossibile stare in casa!

    Mentre cammino, sento il tepore del sole sulla pelle. Una piacevole sensazione dopo l'inverno freddo, mi sembra di tornare alla vita! Le gambe nude, sotto la gonna, si sentono così libere che mi è impossibile frenarle: inizio a correre.

    Ci sono quelle giornate piene di gioia, è questa è una di quelle.

    Quando mi fermo sulla riva del lago, non faccio caso all'uomo che legge seduto sulla panchina. Me ne sto a gambe incrociate dove il prato finisce e inizia l'acqua, concentrata sul riflesso del cielo e sul silenzio intatto.

    È lui a disturbare la mia meditazione. Tossisce e io sussulto, credevo di essere sola. L'uomo è a un paio di metri da me, ha una polo e un paio di jeans e tiene un libro in mano. Non riesco a leggere il titolo. Ci provo, ma non ci riesco. Sono sempre stata curiosa di sapere cosa legge la gente, dice molto di chi ti sta davanti.

    Lui pare saperlo e per questo nasconde la copertina del libro. Proprio così, non mi sfugge il movimento della mano, seppur rapido, con cui gira il libro in modo che il titolo rimanga nascosto.

    È un bell'uomo. Un bello sconosciuto che mi sembra di avere già visto. Occhi chiari e impenetrabili, capelli folti scuri, sguardo disincantato di chi si spinge oltre.

    L'uomo tossisce e fa un commento su quanto sia bella la giornata. E io rispondo con un commento su quanto sia incantevole il lago in una giornata così bella.

    Allora l'uomo sorride e mi chiede se mi piace leggere. Annuisco, divoro libri da quando ho imparato a decifrare l'alfabeto. - Leggo di tutto! - aggiungo in un impeto d'enfasi.
    - Di tutto non vuol dire niente - ribatte lui e io ci rimango male perché lo dice in tono fermo, perché ha smontato la mia affermazione e perché il mio orgoglio di lettrice si sente colpito in pieno. Mi sento insicura.

    - Qual'è l'ultimo libro che hai letto?
    É ancora sul mio comodino, Piccole Donne. Quasi mi vergogno a dirglielo, ma lui davanti alla mia rivelazione resta impassibile. Iniziamo a parlare di letteratura, e mentre conversiamo mi scruta. Proprio così, mi osserva, mi studia, non si lascia scappare ogni mio minimo movimento. Mi sento sotto un microscopio. I suoi occhi scintillanti scavano e frugano senza un attimo di tregua. Quando finalmente li alza per posarli sull'orologio che porta al polso, mi sento spossata.

    - Devo andare - annuncia. - Ti rivedo giusto? - e mentre lo dice è così supponente che sto per ribadirgli di no. Ma la sua è una di quelle domande in cui è già insita la risposta e senza aspettare che io proferisca parola, lancia il libro che stava leggendo sul manto erboso, proprio accanto a dove sono seduta, si volta e infilatosi le mani in tasca si allon...

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    Last Post by Ares il 27 July 2014
     
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  4. le pastorelle

    By Ares il 23 July 2014
     
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    Quell'estate mia madre decise di andare a trovare dei lontani parenti che non vedeva da anni. Abitavano in una borgata sperduta fra i monti e ci si poteva arrivare soltanto a piedi. Qualche volta avevo sentito parlare di loro come gente semplice, che viveva isolata e che raramente scendeva in paese a fare la spesa. Ero curioso di fare la loro conoscenza anche perché avevo saputo che avevano due figlie, una circa della mia età e l'altra più grande. Partimmo alla mattina presto e dopo un'ora e mezza di salita faticosa arrivammo finalmente al gruppo di edifici dove abitavano. Da lontano sentimmo latrare un cane che ci aveva fiutato e mia madre che era particolarmente timorosa si strinse a me pensando che non avessi paura. In effetti non mi piacevano i cani ma la presenza di mia madre e soprattutto il possesso di un robusto bastone mi rendevano abbastanza tranquillo. Infatti vedemmo correrci incontro un grosso cane da pastore che non sembrava per niente ben disposto. Mi misi davanti a mia madre che tremava come una foglia ed attesi con un certo timore che il cane si avvicinasse. Ero pronto a combattere quando si sentì nell'aria un fischio prolungato e il cane fece rapidamente dietrofront e ritornò trotterellando sui suoi passi. Da dietro un covone di grano spuntò una persona che gridò – Venite pure avanti. Non abbiate paura.
    Non fa niente – la voce era argentina e capii che doveva essere una giovane. Quando fummo abbastanza vicini, vidi che l'autore del fischio era una ragazza alta circa come me, con i capelli rossi. La guardai con curiosità quando fummo vicini: aveva, come ho detto, i capelli rossi, le lentiggini in faccia. Portava una gonna scozzese sotto il ginocchio e un pullover. Aveva un fazzoletto in testa che le dava un aspetto da contadina irlandese. Notai che aveva delle belle gambe e che il pullover nascondeva un petto discreto. Mia madre la salutò – Giovanna, ma sei tu? Come sei cresciuta! Sei proprio una bella ragazza. E tua sorella dov'è? -Dietro alle mucche... venite . Avete fatto proprio bene a venirci a trovare, proprio ieri parlavamo di voi - Ci fece strada e seguendola ammirai anche il suo culetto a mandolino. I genitori ci accolsero con gioia - Giovanna, vai con lui a chiamare Veronica - Vieni – mi disse la ragazza dai capelli rossi prendendomi per mano. Il contatto mi elettrizzò. Uscimmo e cominciammo a salire il sentiero che conduceva al pascolo. Io la guardavo e dovevo riconoscere che era proprio bella – Hai il moroso? - le chiesi timidamente – Perché? - mi rispose – Perché... perché sei così carina - Si fermò – Grazie, anche tu mi piaci - Poi senza dire altro mi baciò sulla bocca. Io rimasi stupefatto. Era la prima ragazza che mi baciava! - Vieni – proseguì prendendomi per mano. Io la seguivo docile come un cagnolino e pensavo alla freschezza di quelle labbra che mi avevano scombussolato. Desideravo di nuovo quel contatto ma non osavo. Cominciai ad essere stanco – Fermiamoci un istante – le c...

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    Last Post by Ares il 23 July 2014
     
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  5. Dopo il litigio

    By Ares il 19 July 2014
     
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    Avevamo litigato brutalmente due giorni prima, e quelle 48 ore senza vederci erano state uno strazio, mi mancava e sapevo di mancargli, avevo bisogno di vederlo e così misi da parte l'orgoglio e, nonostante sapevo che era ancora arrabbiato con me, mi preparai per andare da lui.

    Reggiseno in pizzo nero sotto un vestito scollato bianco lungo sopra il ginocchio, miniperizoma abbinato, calze autoreggenti, tacchi alti, poco trucco e via. Prima di entrare nell'ascensore di casa sua mi aggiustai il seno, in modo che il reggiseno coprisse solo i capezzoli. Mi diedi un ultimo sguardo allo specchio, il vestito faceva risaltare la vita stretta e il mio sedere alto, il seno era invitante, avevo in mano le carte per essere perdonata.

    Mi aprì il suo coinquilino, mi guardò e senza distogliere lo sguardo da me, lo chiamò, poi poggiò la mano sulla mia schiena e mi fece strada sino alla cucina.

    Lui arrivò subito, in pantaloni della tuta e una maglietta da casa, mi guardò e guardò il suo coinquilino, che mi versava un bicchiere d'acqua fissandomi il petto e le gambe. Lo vidi sussultare dal fastidio, gli disse qualcosa in dialetto e lo mandò fuori di casa.

    Eravamo soli, finalmente.

    Io ero fremente, lo guardavo e lo desideravo, ma ero anche spaventata, sapevo della sua gelosia, e la parentesi degli sguardi con il coinquilino non poteva avergli fatto piacere.

    - potevi direttamente uscire nuda, mi disse, e mi alzai, mi avvicinai a lui

    - mi mancavi

    - e ti vesti da puttana quando ti manco?

    gli lecco le labbra e mi respinge, ma mi insinuo tra le sue gambe, spingo il corpo contro di lui, il vestito scende, scoprendo un pezzo del reggiseno, lo bacio di nuovo. Sa di buono, è caldo e la sua lingua stavolta non mi respinge, si avvolge alla mia, facendomi venire i brividi dall'eccitazione.

    Mi mette una mano sul vestito e mi accarezza il fondoschiena, mi spingo verso di lui, poggia la mano libera tra di noi, sul mio collo, e scende, mi tortura i seni con le mani grandi, li tasta, cerca i capezzoli da sopra la stoffa, abbassa la testa per respirarci contro.

    Intanto, strusciandomi contro di lui sento le risposte del suo corpo a tutto questo. I pantaloni della tuta non nascondono il rigonfiamento in mezzo alle gambe, e lo sento premere contro la mia pancia, il che mi fa impazzire dalla voglia di lui.

    Ci stacchiamo e mi fa andare in camera da letto, cammino davanti a lui, sculettando, ma è lui che si siede a letto per primo, mi sto

    per sedere su di lui e mi ordina -Chiudi la porta a chiave. Mi giro e la chiudo.

    - Ora senza girarti togliti le calze.

    Resto girata verso la porta e piegandomi in avanti mi tolgo le calze, lentamente, sento il vestito che si alza sul mio culetto mentre mi piego, entrambe le volte, e sento il perizoma sfregarsi contro la mia figa che diventa sempre più umida, mi piace.

    - Siediti qui

    Mi giro e vedo che è rimasto in boxer....

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    Last Post by Ares il 19 July 2014
     
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  6. Vergine??

    By Ares il 19 July 2014
     
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    Che bella invenzione facebook! Quella foto mi ha indotto una erezione da paura! Non avrei mai penasto di trovarla! Certo, è parecchio ingrassata ma è lei! Stesso viso lungo e un po’ equino , le tette si sono appesantite ma ci sarebbe ancora da perderci dentro. Una foto casta da buona madre di famiglia e con molto probabilità oramai nonna che non direbbe niente di particolare a nessuno, neanche al più porco degli uomini. Ma non a me perché so cosa si nasconde dietro quel viso. Una vera puttana! Quando l’ho conosciuta era il lontano 1985, lei aveva vent’anni ed era fidanzatissima e verginissima e lo sarebbe rimasta fino al matrimonio. Sto parlando della figa non del culo! Perché il culo glielo avrei rotto io !!!
    Ma andiamo con ordine.
    Questa storia è VERISSIMA e riale a circa trent’ anni fa ed è ambientata a Limbiate cittadina dove sono nato. All’epoca avevo 26 anni e facevo i turni quindi disponevo di parecchio tempo libero. Conoscevo praticamente tutti ma un giorno che ero in giro a cazzeggiare con una mia amica (vera con lei quindi niente sesso) vidi quella creatura in oggetto. Alta oltre il metro e settanta , un corpo pieno di curve , un culo bello alto e due tette pazzesche vicine e sode. Una quarta misura abbondante ma sode e alte. Peccato per il viso un po’ equino e gli occhi scuri forse troppo grossi. La mia mica si accorse che la osservavo e li disse:
    -Occhio a quella!! Ha un fidanzato gelosissimo e i suoi genitori non la fanno mai uscire!—Ma se avrà venti anni !!-ribattei io –Non ci credi? Vedrai. Vieni qua che te la presento!.
    Effettivamente era così! Attenzione non è che negli anni ottanta si fosse in pieno medio evo . anzi. Di troie a Limbiate ne giravano parecchie ed alcune giovanissime. Per farla breve la nostra Maria (si chiamava così) nonostante avesse venti anni circa era verginissima ed in procinto di sposarsi con un fidanzato “storico”. Un energumeno alto e grosso come un armadio che girava con lei in paese tenendosi sotto braccio e con il petto all’infuori. Se incrociava lo sguardo di qualcuno che guardava la sua Maria lo fulminava con fare minaccioso. Questo energumeno riscuoteva la stima dei genitori di lei che in mancanza sua provvedevano loro a controllare la figlia tenendola di fatto segregata o facendola uscire solo con persone di loro fiducia. Viveva in una famiglia che definire tradizionalista era poco ! Maria abitava in prossimità di una nota clinica limbiatese. Lavorava in un laboratorio di sartoria a Varedo, una cittadina adiacente. Per arrivare al posto di lavoro doveva percorrere circa un chilometro a piedi . quindi aspettare e prendere un trenino (ancora esistente) e scendere due fermate per poi avere ancora trecento metri a piedi. Tempo necessario dall’uscita di casa : circa mezz’ora.
    Quando la mia amica ci presentò lei fece come se non esistessi ma notai che le piacevo o quantomeno la interessavo. Decisi quindi di aspettarla (quan...

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    Last Post by Ares il 19 July 2014
     
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  7. Una gita in montagna

    By Ares il 19 July 2014
     
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    Il caratteristico profilo dello Sciliar faceva capolino dietro le cime degli abeti, la meta era ormai raggiunta: Castelrotto Alpe di Siusi, Bolzano.
    Io e la mia amica/collega Maura ci siamo presi una pausa dal lavoro:
    alcuni giorni di ferie da trascorrere qui, in Dolomiti. Aria buona e passeggiate.
    Abbiamo prenotato un B&B molto carino e riservato nel centro storico.
    Sistemati i bagagli facciamo due passi per le tortuose viuzze scattando qualche foto e cercando le cartoline giuste da spedire.
    È ormai pomeriggio inoltrato, il tempo è variabile, perciò decidiamo di rientrare in camera e preparare il vestiario e l'attrezzatura per l'escursione del giorno dopo.
    Maura però dà subito forfait; vuole acclimatarsi, soffre un po' d'insonnia e preferisce rimanere in paese almeno domani.
    Pazienza, andrò da sola.

    Il sole non è ancora sbucato da dietro le creste dei monti e un'atmosfera invernale aleggia sul paese. Lascio Maura sotto il piumone non senza un pizzico d'invidia e mi avvio.
    La mia meta, il rifugio Zallinger.
    Dieci minuti di strada poi parcheggio l'auto nei pressi di un impianto di risalita; un'occhiata alla cartina, caspita! Mi aspettano almeno tre o quattro ore di marcia quindi, forza!
    Zaino in spalla e via.
    La salita non è di quelle che ammazzano ma soffro un po' l'altezza; decido quindi di fermarmi alla prima malga che incontrerò.
    Sull'Alpe i montanari e i pastori hanno costruito fienili in legno per i periodi in cui sono all'alpeggio con gli animali.
    Faccio una sosta ristoratrice nei pressi di una di queste baracche.
    Addento con appetito un panino allo speck, il sole è limpido, scalda e abbronza facilmente, appoggio la testa sullo zaino e chiudo gli occhi.
    "Scusi signora, posso sedermi qui?"
    "Prego, si accomodi pure. Anche lei allo Zallinger?" Chiedo.
    "Ja! Si. È la seconda volta che vengo quassù. Molto bello!"
    Sui quaranta, atletico, biondissimo, accento tedesco.
    Dice di chiamarsi Rudolf e lavora all'ufficio del catasto di Bolzano, sposato ma in attesa di separazione.
    È simpatico oltre che attraente, ma la cosa che lo rende particolare è la sua voce, profonda e calda. Proprio un bel tipo.
    E così un quarto d'ora dopo decidiamo di proseguire il cammino insieme.
    Scherziamo, sembriamo due vecchi amici. Ci stiamo simpatici.

    Arriviamo sulla terrazza del rifugio che sono quasi le tredici, abbiamo una fame da lupo e ci facciamo portare subito una omelette con mirtilli con pane nero per me e per lui un abbondante taglierino di salumi locali, il tutto annaffiato con dell'ottima birra weiss.
    Mi sento a mio agio ed entro un tantino nel confidenziale raccontando dei miei trascorsi con l'altro sesso, Rudolf non mi toglie gli occhi di dosso poi allunga una mano e prende la mia accarezzandola.
    Sono turbata per il suo gesto e per la situazione che si è creata. Cav...

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    Last Post by Ares il 19 July 2014
     
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  8. Mia Nipote

    By Ares il 5 July 2014
     
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    Buonasera a tutti, il mio nik name è sottomesseame@libero.it ,quello che vado a raccontarvi è la pura verità. Come capite dal mio nik sono un uomo di 50 anni dall'indole autoritaria con le donne che lo desiderano ma molto dolce e rispettoso del gentil sesso negli aspetti normali della vita.
    Da qualche anno la nipote della mia ex moglie, con la quale sono in ottimi rapporti, mi continuava a messaggiare e a importunarmi con mail molto esplicite riguardo alle sue intenzioni nei miei confronti. Avendo all'epoca poco più di sedici anni non ho accolto le sue provocazioni e per non offenderla le ho sempre spiegato che ero troppo vecchio per una così bella e giovane ragazza. Sono passati tre anni con alti e bassi periodi in cui lei insisteva e momenti che spariva.
    Un mese fa circa mi telefona Federica, questo è il suo nome, e mi chiede se posso passare a prenderla alla stazione ferroviaria e portarla a casa. Le dico di si e alle nove della sera sono davanti alla stazione.
    La mia nipotina arriva sorridente mi da il classico bacino e mi prende sotto braccio, l'ho vista subito molto euforica e mi è venuto spontaneo domandarle se andava tutto bene. Lei mi ha risposto, certo zio ho trovato un ragazzo che mi scopa da dio peccato che viene quasi subito. Non sapevo cosa dire, la feci salire in auto e le risposi che forse era colpa sua che lo eccitava troppo. Federica di rimando mi disse che era troppo giovane, forse con te sarebbe tutto un'altra cosa, adesso ho 19 anni se il problema era l'età adesso sono maggiorenne.
    A quella ennesima provocazione decisi di reagire.Senti piccola sappi che io ho delle tendenze sessuali molto particolari, non fraintendere, io amo le donne sottomesse che fanno tutto quello che dico io senza fiatare altrimenti sono guai. Pensavo di avere chiuso per sempre l'argomento, lei per nulla preoccupata mi rispose che accettava il gioco. Fermai la macchina la guardai attentamente negli occhi e le dissi: Federica guarda che non sto scherzando,lascia perdere non puoi immaginare quanto posso essere perverso. Lei di rimando: e tu non sai quanto sono porca io.
    Misi nuovamente in moto la macchina senza parlare la portai a casa e prima di scendere le dissi che presto avrebbe avuto mie notizie.Nello scendere mi infilò la lingua in bocca sorrise e corse via.
    La sera pensai molto a mia nipote, non sapevo che fare metterla alla prova o lasciare perdere, nel frattempo al cellulare arrivò un sms diFederica con sopra scritto ( con cosa vuoi iniziare? La tua schiava è pronta a tutto). Non capii più niente e decisi di lasciarmi alle spalle i dubbi.Risposi che la volevo vedere la sera alle sei, ci saremmo incontrati alla stazione, volevo che venisse vestita con le calze autoreggenti senza mutande con un reggiseno a balconcino e con un grosso oggetto da infilarsi in fica. La sua risposta arrivò immediatamente dicendo di non avere ne le calze e nemmeno un reggiseno di quel genere. Io le risposi che se voleva doveva arr...

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    Last Post by Ares il 5 July 2014
     
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  9. Scopata sul lavoro...

    By Ares il 4 July 2014
     
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    Mi era stato proposto un lavoro nel ristorante giù casa mia, ma non sapevo cosa fare.Non volevo accettare il lavoro di cameriera per un solo motivo, sul posto di lavoro c'era una mia vecchia fiamma. Tintinnai per una settimana, poi accettai, qualche soldino mi faceva comodo. Arrivai al lavoro quella mattina col cuore in gola, anche se non mi andava di ammetterlo ero eccitata all'idea di vedere Paolo (Nome falso s'intende!). Appena arrivata ebbi una piacevole sorpresa per la mia ansia, Paolo lavorava solo il fine settimana. La settimana passò tranquilla io mi trovavo bene quando arrivò il sospirato venerdì mattina, erano quattro anni che non parlavo con Paolo, ne era passata di acqua sotto i ponti d'allora! Arrivo mezz'ora più tardi di me, bello come il sole, come sempre. Feci finta di niente anche se ogni cellula del mio corpo fremeva di desiderio per lui e con un sorriso imbarazzato gli dissi "Buongiorno". I primi cinque giorni tra noi sembrava tutto così forzato, io ero imbarazzata lui cercava di mettermi a mio agio a tutti costi ma con vani risultati. Poi capii qual'era il mio problema.. stavo andando in cucina da lui quando lo vidi avvinghiato alla figlia del padrone. La gelosia mi assalì di colpo e capii che ero ancora follemente attratta da lui! Gli portai un po' rancore e lui se ne accorse, cercava di giocare con me ma io non gli davo più corda direttamente ma facevo di tutto per provocarlo. Indossavo camicette scollate, mi strusciavo addosso ad ogni occasione e con qualsiasi scusante fin quando una sera non mi venne da dietro e mi disse:

    "Hai usato magliette molto scollate in queste due settimane..."

    "davvero?? Credevo non te ne fossi accorto!" risposi sorridendo

    E lui molto audacemente mi infilò le mani sotto la camicetta e mi prese le tette tra le mani stringendomele " Hai sempre un gran bel seno! Solo a stringerle mi è venuto il cazzo duro!"

    Arrossii e mi liberai dalla sua stretta non dovevo cedere. La serata fu ricca di lavoro, ma Paolo ogni volta che entrava in cucina non perdeva occasione per palparmi e per dirmi frasi sconce all'orecchio. Ad un certo punto la situazione si era calmata, mi ero seduta sul banco interno della cucina ero stanchissima. All'improvviso me lo ritrovai addosso, le sue mani mi frugavano dappertutto, la sua lingua cercava la mia.

    Scesi dal banco e mi lasciai andare, avevo troppa voglia di fare l'amore con lui.

    Cominciai a toccarlo anchio, le mie mani frugavano avide nei suoi box, il suo cazzo era già in tiro fremente di sfondarmi. Al solo toccarlo la mia figa cominciò a bagnarsi..ero troppo eccitata. Non offendendo nessuno Paolo era un ragazzo arrapantissimo, 1.90 bruno sempre abbronzato con un sorriso amaliante e aveva una gran dote.. aveva un cazzo esagerato 25cm di lunghezza per 20cm di larghezza e inoltre lo usava alla grande.

    Glielo tirai fuori e iniziai...

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    Last Post by Ares il 4 July 2014
     
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  10. Violentata volentieri

    By Ares il 3 July 2014
     
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    Prima di sposarmi vivevo in un quartiere dove conoscevo tutti, e dove avevo sperimentato e assaggiato ogni maschio carino. Per nn annoiarmi, rischiavo di dover riprendere il giro della fauna locale, quando per fortuna ci fu un nuovo arrivo. Fabio aveva traslocato dal quartiere limitrofo, perchè ai suoi serviva una casa più grande, dato che ora ospitavano i nonni materni, così presero il villino all'inizio della mia via. Il giorno successivo al suo arrivo ci vedemmo al bar, dove ci demmo una lunga ed interessata occhiata, il giorno dopo ancora ci facemmo un timido saluto per strada ed il terzo giorno già stavamo pomiciando alle panchine la sera. Non ci volle molto perchè cominciassi ad andare da lui, dove i genitori stavano fuori tutto il giorno e i nonni, al piano terra, nn vedevano nè sentivano mai nulla. E furono scopate monumentali. Un giorno mentre gli slacciavo la cinta e mi apprestavo a fargli un pompino, lui chiamò qualcuno al cellulare per dirgli che aveva "un bel regalo". Così disse. Per lui e nn solo. Poco dopo suonò il suo amico Marco accompagnato da un altro amico di cui nn ricordo il nome. Tutti erano la sua compagnia del quartiere che aveva appena lasciato. "fagli vedere che bocchini sai fare" mi disse. "ma io li faccio a te, e poi dovevi consultarmi per farne ad altri". L'amico non sembrava un bravo cristiano, così mentre parlavo, si slacciò la patta e in due secondi mi trovai il suo coso in bocca. Intimandomi di nn reagire mi teneva la faccia contro il suo uccello e Fabio mi esortava ad assecondarlo, perchè tanto li nn mi avrebbe sentita nessuno e il suo amico nn era tipo da trattare. L'altro intanto si toglieva gli abiti e si apprestava a prendermi da dietro. Stavano forzandomi tutti e tre da parecchi minuti, e senza troppi riguardi, quando suonarono ancora alla porta. Erano altri amici, a cui i primi avevano fatto il passavoce. In due minuti erano già nudi e pronti ad aggiungersi ai primi, mentre Fabio diceva loro di nn essere maneschi, di scoparmi solo, senza lasciare lividi, perchè nn voleva storie "con questa troietta". Mi violentarono ferocemente e freneticamente, e fu solo grazie alla mia abitudine ad ammucchiate, alla mia attitudine ad orge e ad ogni altra attività estrema, che nn urlai e sopportai in silenzio il dolore. Mi sfruttarono fino all'ultima goccia e mi lasciarono devastata e ricoperta di sperma per un tempo incalcolabile riversa sul pavimento, mentre ridevano e bevevano, fumavano e cantavano. Poi mi sollevarono, mi trascinarono praticamente a forza sotto la doccia, mi diedero una intensa ripulita dappertutto, per cancellare ogni loro traccia, mi rivestirono alla meglio e mi misero alla porta mentre uscivano tutti in gruppo. Mi sentivo umiliata e dolorante, e mentre mi allontanavo da quella casa progettando una forte reazione, pensavo che se me lo avessero chiesto, nn avrebbero dovuto violentarmi e li avrei accontentati volentieri. Forse è vero quello che ta...

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    Last Post by Ares il 3 July 2014
     
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